
GianAngelo Magnani nasce a Cameri nel 1928
ma è vigevanese d'adozione.
Frequenta l'Accademia di Brera dove segue
i corsi di Carrà, Carpi e Funi; ha come
compagni di corso Dova, Mandelli e Crippa,
segue le lezioni di scultura e stringe amicizia
con Marino Marini ma frequenta anche
Casorati ed il futuro premio Nobel Dario Fo.
Sono gli anni del secondo dopoguerra,
quelli in cui convivono, spesso
in contrapposizione, la figurazione realista
ed i diversi astrattismi, la generazione
del primo Novecento, testimone diretta
del tragico Ventennio ed i giovani artisti
che irrompono sulla scena con l'entusiastico
desiderio di instaurare nuovi dialoghi
con un presente ricco di inquietudini sociali
e culturali.
Se nell'immediato dopo Brera è ancora
la formazione accademica ad influenzare
le opere di Magnani, ben presto la sua pittura
si apre a percorsi di ricerca espressiva intensa,
passionale e fortemente personale, basata
sul concetto della tela come veicolo
di emozioni e di condizioni particolari
dello spirito.
Nel corso degli anni l'essenzialità delle forme
e di un severo cromatismo che oltre al nero,
al bianco ed al grigio poco altro concede,
lasciano gradualmente spazio alla figura
come presenza essenziale, quasi drammatica,
resa vibrante da luci aggettanti su tavolozze
giocate sui rossi o gli ocra.
Lo sguardo del pittore è orientato ai temi
sociali; il segno è robusto ma quasi abbozzato,
i colori violenti e fusi; le pennellate
sono aggressive e vibranti di vitalità:
i suoi quadri sono insieme pittura, scultura
e teatro degli umili nella corale
"fatica di costruire il mondo".
Anche nelle successive evoluzioni la figura
è protagonista. Solo lei; mai isolata, statica,
quasi sempre al femminile, seduta, sdraiata
o addormentata, enigmatica, sognante
o provocante.
"Maschera" dai contorni ora morbidi
ora taglienti, la figura è declinata sempre
in modo nuovo e presentata come variazione
di uno stesso tema, di una stessa sinfonia
di colori. Come in certe marine dove,
tra "la ressa degli ombrelloni è protagonista
con gli azzurri, poco cielo e il mare
una sola striscia, portano lo sguardo lontano",
tra atmosfere sospese.
La sintesi critica ha spesso intravisto
nella pittura di Magnani riferimenti al primo
Casorati o esiti vicini al post espressionismo
tedesco; qualcuno ha parlato di "espressionismo
ascetico".
Si è cercato di leggerla in termini autonomi
da correnti e "gusti" ma, forse, il segreto
per coglierne l'essenza è quello di affrontarla
per quello che essa è e ha voluto essere:
pittura pura, pensiero e moti dell'anima,
il miracolo delle visioni irripetibili durante
il corso irreversibile del tempo.
Si scopre allora che dietro ai riferimenti assunti
non pedissequamente dal pittore ci sono
"modi" scelti per affinità di sentire, meditati,
a lungo studiati e rielaborati.
È l'immagine di un pittore di grande
intelligenza, curiosità ed apertura culturale;
di un uomo schivo, sin troppo modesto
e poco incline a parlare della sua pittura.
La sua prematura scomparsa, avvenuta
nel 1987, ha posto fine ad una straordinaria
avventura artistica che merita oggi di essere
ricordata e riproposta.