Cavallerizza del Castello Vigevano (PV) | Orari di apertura: giorni feriali dalle 15.00 alle 18.30 sabato e festivi 10.00-12.30 e 15-18.30
Artisti
Grazia Rolando
Artista del passato - Grazia Rolando
Avvicinarsi alla figura di un artista a distanza di qualche anno dalla sua scomparsa, provare a riannodare i fili aggrovigliati del suo percorso umano, scrutarne l’orizzonte culturale o ricostruire e dare ordine alle complesse trame del suo processo formativo e creativo, di per sé – credetemi -non è mai un’operazione banale o semplice. Diventa un’impresa ancor più ardua quando, come nel caso di Grazia Rolando, ci si ritrova al cospetto di un’artista che per molto - forse troppo - tempo è stata frettolosamente etichettata, e con lei la sua arte, solo come “personalità complessa e contraddittoria, spirito libero ed inquieto che ha condotto un’esistenza bohemienne”. Si, certo, Grazia Rolando è stata anche questo e forse da queste evidenze esistenziali non si potrà comunque prescindere nel ragionare del suo percorso artistico e della sua produzione. La mole delle opere che possiamo documentare e che ci ha lasciato è decisamente rilevante: tante quelle note e presenti in collezioni private ma ancor di più le molte, per la gran parte inedite ed inesplorate, conservate dagli eredi. Nessuna tecnica artistica sembra mancare all’appello: ci sono pastelli e tempere, acquerelli e oli, encausti e fondi oro, chine, collage e incisioni e poi ancora terrecotte e ceramiche, il tutto sicuramente frutto di una formazione accademica rigorosa ma anche di uno spirito tenacemente curioso e coraggiosamente aperto alla sperimentazione. A fare da contraltare a questa ricercatezza di scelte tecniche c’è invece, soprattutto nell’ultimo decennio di attività, lo spregiudicato ricorso all’utilizzo, meglio diremmo al riuso, dei materiali più disparati come lamiere, legni, laminati, plastiche e tessuti grezzi che impiegava come supporto su cui dipingere, oppure le parti di mobili e vecchi infissi che trasformava in improbabili ma a volte ideali cornici per le sue opere. Su questi scarti, su queste superfici irregolari, lacerate e logorate da vite ed usi precedenti Grazia narrava le sue storie, stendeva i suoi racconti pittorici in caleidoscopici spazi animati da forme compatte e possenti, rese con una gamma di colori intensa, giocata in accostamenti a volte plumbei e raggelati ma più spesso in stridente e vivace contrasto. Il colore come energia, pulsione emotiva, forza e parola. Nelle sue tele sono chiari gli echi del passato. L’osservazione profondamente metabolizzata delle più significative correnti artistiche del novecento, cubismo, espressionismo, surrealismo ma anche di un certo azionismo viennese degli anni sessanta, lascia tracce in opere potenti, crude ed originali, non di rado incomprese poiché rappresentano la realtà attraverso forme sgradevoli rispetto alla più diffusa concezione del bello, la trascendono invece di raffigurarla. Grazia Rolando è stata un’artista sincera, onesta fino alla soglia del dolore, e la sua onestà stava senza dubbio alla base di un rapporto mai pacificato con se stessa e con il proprio corpo. Non per nulla gran parte dei dipinti di figura sono da lei stessa proposti come autoritratti, siano essi realisti o mascherati dietro titoli diversi. È proprio da questo vasto nucleo tematico, mai venuto meno nel corso di tutta la sua lunga produzione e criticamente assai trascurato, che ho voluto scegliere le opere presenti in questa pur sintetica rassegna. Si tratta di una ventina, o poco più, di auto-ritratti in cui la fisionomia svolge un ruolo marginale: con il passare degli anni l’arte di Grazia diventerà sempre più auto riferita ed egocentrica, proprio in senso strettamente fisico, una sorta di continua auto rappresentazione. Il corpo svolgerà un ruolo fondamentale nel suo dipingere quasi a diventare una sorta di ossessione, mentre il mondo esterno visibile fungerà per lo più da mero involucro per il complesso universo dei suoi traumi personali, delle sue fantasie e dei suoi incubi.

Edoardo Maffeo